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Buttiglione e lo strabismo di genere

di Gabriele Strazio

“Io so corteggiare, lui no, e posso dimostrarglielo in qualsiasi momento”.

Questo è Rocco Buttiglione al settimanale ‘A’, riferendosi alla fama da playboy di Silvio Berlusconi.

In questi giorni di quote rosa (sulle quali, per quanto necessarie in un paese come il nostro, aleggia sempre la presenza del maschilismo d’ufficio), i politici italiani non riescono a fare a meno di fare a gara a chi piscia più lontano.

Boutades, barzellette, scivoloni. Dettagli, forse.

Però – per dirla con Nanni Moretti – le parole sono importanti, e in una politica che di questi tempi deve sempre richiamare se stessa alla sobrietà, i dettagli fanno la differenza.

In questa intervista, che ho trovato a tratti deliziosa, Buttiglione sembra voler mantenersi costantemente in bilico tra il non tradire la sua immagine di cattolico modello e l’irresistibile tentazione di ritagliare anche per sé un piccolo ruolo da gallo italiano nel cinepanettone dell’agone politico.

Vive con sua moglie da trentanove anni, ma non disdegna il guardarsi in giro, e per farlo il suo alibi, dice, gli viene dalle parole di Giovanni Paolo II: “amare è saper guardare le donne”.

E Buttiglione guarda, eccome. Incalzato dal giornalista, propone un suo personale podio di Miss Parlamento in cui, subito dopo Beatrice Lorenzin (PDL), compare la nostra Paola Binetti, per Rocco bella di cuore, intelligenza e fantasia (questa “fantasia”, se penso al famigerato cilicio, in effetti trova una sua certa ragione d’essere…). Riuscite a figurarveli insieme?

Proseguendo, cerca di fare però dei distinguo tra lui e Berlusconi: il secondo, infatti, sarebbe un playboy, mentre lui è un latin lover. Sembrano dettagli, appunto, ma se sei presidente di un partito cattolico, un dettaglio del genere ti salva l’elettorato. Io aggiungerei che – Ruby da una parte e Binetti dall’altra – anche il target pare differente, ma tant’è.

Ama il walzer e il tango lui, è uno da rosa in bocca e serenate, non cadrebbe mai nei giochi strani dei festini. Anche se, con la magnanimità di un confessore, cerca di assolvere come può il premier: il bunga bunga sarebbe stata la risposta tragica di Berlusconi al dolore per la fine del matrimonio con Veronica. Poco importa che l’ordine degli eventi non sia propriamente questo, soliti dettagli.

Nella stessa intervista, per non perdere il filo della sua carriera, Buttiglione torna a parlare anche di omosessualità: “L’omosessualità è un disordine morale. Se Dio ti ha dato un corpo da maschio, non potrai mai essere donna, non potrai mai avere una gravidanza”.

Anche senza voler soffermarsi sul pressapochismo e gli strafalcioni nei quali riesce a inciampare con una sola sparata (qualcuno gli parli della distinzione tra orientamento sessuale e identità di genere, please), il presidente dell’UDC non solo dimostra di non aver ancora compreso la sua storica bocciatura come Commissario europeo, proprio in relazione alle sue posizioni omofobe, ma di non sapere di cosa parla nemmeno quando tira in ballo la morale.

Non era neanche tanto tempo fa che si era lasciato andare a strane analogie, affiancando l’omosessualità ad altre condotte riprovevoli come l’adulterio o – e questa era la mia preferita – il non pagare le tasse. Tutto moralmente sbagliato, dunque, tranne evidentemente scommettere su chi rimorchia di più (lui direbbe “chi rimorchia meglio”, celodurismo di ritorno, ma la sostanza non cambia).

Bunga bunga buono, quindi, gay no buono. Da buon cattolico, Buttiglione non riesce ad uscire dal binario tutto machista della donna socialmente, affettivamente e sessualmente funzionale ad una direzione tracciata dall’uomo. Non c’è allora da stupirsi che per lui sia folle a livello patologico un uomo che, secondo questa logica, abdichi al suo status di privilegiato in favore di un ruolo subalterno. Se poi, come aggiunge un attimo dopo, consideriamo il fatto che un uomo gay non potrà mai avere una gravidanza (non fare figli, ma avere una gravidanza: l’aspetto “meccanico” della sua affermazione non è da sottovalutare), i gay non possono che essere completamente fuori di testa.

Sfodera però un ultimo distinguo, un evergreen: “sul piano politico e giuridico sono per la non discriminazione, ma su quello morale penso quello che pensa la Chiesa cattolica”. Peccato che, fosse per la Chiesa, gli Stati che applicano la pena di morte per le persone omosessuali dovrebbero essere lasciati in pace, e che i cattolici come lui in parlamento siano contrari a leggi contro l’omofobia. E, a meno che non ci sfugga l’ennesimo distinguo, la persecuzione e la violenza sono le figlie feroci della discriminazione.

Ma anche questo è solo un dettaglio.

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