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Archive for luglio 2011

Omofobia di Stato

26 luglio 2011 Lascia un commento

Dobbiamo essere profondamente indignati di quanto avvenuto oggi alla Camera.

Il nostro amato Parlamento ha infatti votato le pregiudiziali di incostituzionalità in relazione al disegno di legge contro l’omofobia e la transfobia presentato ormai da tempo (qui il testo delle pregiudiziali). Ci erano già cascati nell’ottobre 2009, ma oggi sono riusciti a fare il bis.

Le censure di costituzionalità riguardavano due punti.

Anzitutto, una asserita violazione del principio di uguaglianza, per cui “in quanto l’aver agito per motivi di ‘omofobia e transfobia’ prefigurerebbe una situazione normativamente differenziata rispetto ad altre situazioni analogamente meritevoli di tutela, in cui si commettono delitti contro la persona in ragione dello stato in cui versa (ad esempio, un barbone o un anziano, in quanto tali)”. Cioè fossi punito dopo averti menato perché sei gay o lesbica, ciò costituirebbe una discriminazione, perché differenzierebbe tra coloro che sono menati perché omosessuali e coloro che sono menati perché eterosessuali.

D’altronde, perché i gay vorrebbero una legge contro l’omofobia e invece i barboni non dovrebbero meritare una legge contro gli attacchi ai barboni o gli anziani una legge contro le aggressioni agli anziani? Forse perché barboni ed anziani una legge non la chiedono affatto?

Lo dice anche Rocco Buttiglione (notoriamente grande amico degli omosessuali, che considera sbagliati come gli evasori fiscali), che nella sua relazione alle questioni pregiudiziali riesce con grande coraggio a denunciare la frode in atto: “Non si comprende tra l’altro perché dovrebbe risultare meno grave un atto offensivo eventualmente motivato dallo stile di vita eterosessuale [della vittima]“.

“Stile di vita”… Vi ricorda qualcosa?

Che i gay vengano menati perché gay evidentemente non ha nessuna importanza. Diventa e comportati come un eterosessuale e vedrai che non ti succederà nulla! Buttiglione rocks. Meriterebbe davvero un premio.

La seconda pregiudiziale riguarda l’asserita violazione dell’articolo 25 della Costituzione, cioé del principio di tassatività della fattispecie penale.

A tal fine“, leggiamo nella pregiudiziale”, si evidenzia come gli elementi costitutivi della fattispecie che si vuole introdurre, ovvero l’aver agito per motivi di ‘omofobia e transfobia’, intesi come odio e discriminazione in ragione dell’orientamento sessuale di una persona verso persone del suo stesso sesso, persone del sesso opposto, persone di entrambi i sessi» siano estremamente generici e possano ricomprendere situazioni ampie e indeterminate“. “Orientamento sessuale” è un termine non sufficientemente determinato.

Non importa che ne parlino l’OMS, la legislazione europea e persino quella italiana (udite udite!), nel Decreto legislativo del 2003 in materia di discriminazione sul luogo di lavoro. Il nostro legislatore non sa cos’è l’orientamento sessuale. O se n’è soltanto dimenticato. I nostri parlamentari, evidentemente, un orientamento non ce l’hanno, o sono talmente confusi da credere di averne uno e invece ne hanno uno diverso… o anche più d’uno, chi lo sa.

Continuo, sempre su questo punto. L’On. Bertolini, che va a braccetto con Buttiglione, osserva che “l’indeterminatezza concettuale dell’espressione di orientamento sessuale, per la genericità del disposto normativo, non consente di individuare le fattispecie meritorie di una particolare tutela e contrasta con elementari principi costituzionali che impongono la prevedibilità delle conseguenze delle proprie condotte, in particolar modo di quelle penalmente rilevanti“.

Povere queste frange violente: se le punisci perché picchiano i froci, non se ne rendono conto. E’ difficile far capire loro che il loro obiettivo è l’o-r-i-e-n-t-a-m-e-n-t-o s-e-s-s-u-a-l-e della vittima, scandiamo bene le parole prima di ricevere dei ceffoni come nella celebre scena del film di Nanni Moretti. Non è tutto. Secondo Bertolini votare la legge implicherebbe “un pericoloso e paradossale elemento pregiudiziale nei confronti di chi omosessuale non è“.

I poveri maschi eterosessuali menati per strada perché camminano mano nella mano con la fidanzata subiscono quindi un pregiudizio, e soffrono un vuoto di tutela per il fatto di non essere omosessuali.

Siamo tornati alla preistoria del diritto. Che tutti i paesi civili (loro sì, civili!) abbiano una legge apposita non ha alcuna importanza. Davvero il nostro legislatore (si vedano i numeri: 293 sì, 250 no e 21 astenuti) ritiene che non si possa tutelare dall’omofobia e dalla transfobia senza contemporaneamente discriminare i non-gay e le non-lesbiche. Quei 293 sì (e mi spiace per la Carfagna, che si è astenuta, ma il numero di 21 mi sembra veramente una miseria; si vede che le sue idee le ha tenute per sé) stanno dicendo a tutte le persone omosessuali, transessuali e bisessuali italiani che non meritano tutela dalla violenza, dall’insulto e dal dileggio. Sono cavoli vostri, per essere fine.

Che siano loro i veri aggressori? Oggi la Camera ha firmato un contratto di partnership con tutti gli omofobi d’Italia. Questa è pura e semplice omofobia di Stato. Chiamiamo le cose col loro nome, ma il prossimo ceffone potrebbe non essere quello di Nanni Moretti.

Tutti a New York! O no?

4 luglio 2011 Lascia un commento

Leggo sul sito Conflict of Laws, un sito specialistico per chi si occupa di diritto internazionale privato, che l’approvazione da parte del legislatore dello Stato di New York della legge sui matrimoni tra persone dello stesso sesso avrà conseguenze finanziarie molto positive per le casse dello Stato. Il post, che è dell’amico – professore all’Università del Lussemburgo – Gilles Cuniberti, si trova qui.

Si calcola infatti che saranno 311 milioni i dollari che verranno incassati da New York grazie al convergere, nello Stato, di coppie gay e lesbiche desiderose di sposarsi: 3 milioni di compensi per le amministrazioni, 22 milioni di tasse di vendita, 283 milioni in proventi del turismo e 259mila dollari di pigioni per l’alloggio degli sposi e dei loro parenti. Approvare i matrimoni gay significa quindi più soldi.

Si prevede, inoltre, che saranno in 40.000 le coppie straniere che si recheranno a New York per sposarsi.

Ovviamente, è bene essere molto chiari sul punto: sposarsi a New York non implica nessun riconoscimento in Italia. Da noi per gli omosessuali non ci sono matrimoni, unioni civili e quant’altro. Niente. Qualche risultato utile potrà realizzarsi solo quando i casi giudiziari, instaurati in Italia da coppie coraggiose che sono andate a sposarsi all’estero, avranno avuto successo. Cioé solo quando si sarà riusciti a convincere un tribunale – con argomentazioni giuridiche che qui, per ora, vi risparmio – che le coppie di italiani omosessuali che si recano all’estero e tornano sposati meritano lo stesso trattamento di quelle eterosessuali sposate all’estero.

Prima di urlare allo scandalo per questa situazione, che non è certo nuova, bisognerebbe rendersi conto che nemmeno negli Stati Uniti, cioé in uno Stato molto avanzato sotto il profilo del pluralismo  delle soluzioni legislative e della mobilità delle persone, è possibile spostarsi da uno Stato all’altro solo per sposarsi e ottenere così diritti nello Stato di residenza. Per chiarire, se due cittadini del Wyoming vanno a New York a sposarsi ciò non significa che rientrati in Wyoming le autorità dello Stato li considerino sposati. Opera infatti il concetto di ordine pubblico, che impedisce a status e situazioni giuridiche createsi all’estero di produrre effetti nello Stato nel quale la coppia risiede stabilmente.

I diritti delle persone dovranno confrontarsi con l’ordine pubblico: in questo confronto, che sicuramente sarà molto duro, risiede la sfida del matrimonio same-sex.

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