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Un occhio al ridere e un occhio al piangere

10 novembre 2011 Lascia un commento

di Gabriele Strazio

E ieri sera è scivolato Tonino: “Un governo tra Pd e Pdl è impossibile, due maschi non possono vivere nella stessa camera da letto” è stata l’infelice metafora di Antonio Di Pietro, ospite di Bruno Vespa.

Poi, stamattina, come un ubriaco che non riesca ad alzarsi da terra per il troppo ridere, ha ripetuto la stessa battuta in forma un po’ più didascalica, quasi a doverla spiegare a chi ancora lo guarda ma non ride: “Perché due maschi in camera da letto non fanno figli”.

Lapsus per qualcuno, omofobia per altri, la matrice non cambia: quella cultura miope del maschio italiano che, in fondo in fondo, due uomini insieme non riesce proprio a vederli. Quel maschilismo del gallo italiano che nel peggiore dei casi è omofobo, e nel migliore riesce al massimo ad essere tollerante.

E la tolleranza e il rispetto sono due cose ben diverse, perché la prima vuol dire che tu stai facendo la selezione all’ingresso del tuo giardino privato, mentre la seconda significa che tu sai di camminare, come chiunque altro, in un giardino che è di tutti.

Di Pietro però, qualcuno fa notare, non è omofobo, le sue battute non sono come quelle di Berlusconi.

La risposta è “ni”. Facciamo il gioco del trovare le differenze:

“Meglio essere appassionati di belle ragazze che gay”

“Meglio tombeur de femmes che tombeur des hommes

No, non sono una la traduzione dell’altra, sono due frasi assolutamente identiche pronunciate qualche tempo fa una da Silvio Berlusconi e l’altra, quella infiorettata alla francese, da Antonio Di Pietro, che per giunta nella stessa intervista (di Klaus Davi, per la cronaca: il che in qualche modo giustifica il tenore delle uscite) aveva aggiunto che “grazie a Dio” lui può considerarsi un “macho”.

Poi va in Parlamento e propone col suo partito validissime proposte di legge contro l’omofobia. Questo come lo spieghi?

Strabismo, quello che mia nonna definisce “tenere un occhio al ridere e un occhio al piangere”.

Lo strabismo politico però è una pratica pericolosa, perché confonde e tende far credere – a seconda del target a cui si mira – che quando fai sul serio stai anche scherzando, e quando stai scherzando fai anche sul serio, tenendo il piede in due scarpe e chi s’è visto s’è visto.

In passato infatti la comunità Lgbt si era ritrovata addirittura a ringraziare una come Rosy Bindi per il regalo (modestissimo, a tratti mortificante e soprattutto mai pervenuto) dei Di.co, anche se negli stessi giorni saltava fuori con dichiarazioni vergognose, come la famosissima “Meglio che un bambino se ne stia in Africa che con due gay”.

Oppure, ancora, a soprassedere sulle altalenanti fesserie e poi smentite e altre fesserie e altre smentite partorite negli anni da gente come, giusto per fare un nome, Massimo D’Alema.

Equivoco di tutti gli equivoci è poi quello di credere che, visto che è omosessuale, Nichi Vendola sia per definizione a favore del pieno riconoscimento dei diritti delle coppie lesbiche e gay, dove per “pieno riconoscimento” si deve intendere il matrimonio, perché le altre sono solo soluzioni intermedie.

Qualcuno ha mai sentito parlare Vendola di matrimonio gay? E dico Vendola, non Sel, che per fortuna ha posizioni più coraggiose.

Il leaderismo non piace a nessuno, ma alla fine lo praticano un po’ tutti. Benissimo, ma a questo punto se scrivi il nome del tuo leader a chiare lettere sul simbolo, dovrai rispondere di tutte le sue esternazioni o omissioni, non puoi liquidarle solo come trascurabili posizioni personali. Quindi Di Pietro e Vendola sono l’Italia dei valori e Sinistra ecologia e libertà. Purtroppo funziona così.

In questi giorni stavo anche spulciando tra i materiali del congresso di Rifondazione Comunista (no, non si era estinta, è viva e lotta insieme a noi): tra le tre correnti che la animano – perché a sinistra non siamo contenti se non si arriva alla scissione dell’atomo – uno solo dei documenti presentati parla di tematiche Lgbt, quello il cui primo firmatario è il segretario Paolo Ferrero, e recita così: “La piena libertà di scelta individuale del proprio orientamento sessuale”.

Scelta, capito?, l’orientamento sessuale è visto come una scelta.

Errore, lapsus, scivolone, tutto ok come al solito, ma in questo marasma di approssimazione non c’è da stupirsi che in Italia la destra continui a rivelarsi perlopiù ostile e la sinistra si ritrovi a fare le timidissime proposte politiche che all’estero fanno di solito i partiti conservatori, e a volte neanche più quelli.

Non è dunque la sola economia a proiettarci in questi giorni fuori dall’Europa, siamo ormai distanti da un pezzo, rifugiati nella nostra città medievale e incapaci di uscire, prima che dalle mura, da noi stessi e dal nostro ritardo culturale.

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