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Come ti smonto la legge sull’omofobia

Il percorso del disegno di legge sull’omofobia attualmente in discussione alla Camera (qui l’iter in assemblea) è stato segnato da una serie di incidenti di percorso che ne hanno completamente snaturato le finalità. Personalmente non sono d’accordo con la formulazione del d.d.l., per le ragioni che assieme a Gabriele ho esposto nel libro “L’abominevole diritto“, nel quinto capitolo, ma cercherò di turarmi il naso e risparmiarvi, per ora, delle annotazioni tecniche per concentrarmi invece sull’abile strategia delle pregiudiziali di incostituzionalità sollevate contro quel d.d.l.

Di cosa si tratta? Semplicemente, prima di votare un provvedimento il legislatore verifica che esso sia conforme alla Costituzione. E’ paradossale, bisogna rendersene conto, che proprio questo legislatore, le cui leggi vengono abbattute dalla Corte costituzionale con una frequenza agghiacciante, si azzardi a votare una legge in questo modo, ma tant’è. Le questioni si dicono “pregiudiziali” perchè vengono votate prima della votazione sulla legge: basta che questa non passi (cioé basta che la maggioranza dica che la proposta di legge non è conforme a costituzione) che la votazione sul merito non ha luogo. Si badi che non stiamo parlando di un cavillo. Affatto. La pregiudiziale di costituzionalità è un metodo di controllo perfettamente legale. Ma non questa volta.

E non lo è perchè le obiezioni avanzate all’interno delle pregiudiziali da coloro che le hanno proposte (Buttiglione & Co., ancora una volta) sono degli esempi di tale ignoranza (scusate: mancata conoscenza della materia) e stupidità (scusate: diversità di vedute) che è difficile individuarne di pari. Vi si legge, infatti, che il termine “orientamento sessuale” non sarebbe definito. Ma come? Il legislatore ha già approvato leggi che menzionano l’orientamento sessuale senza farsi alcun problema. E’ il caso dell’attuale legge sulla discriminazione sul luogo di lavoro, frutto di una direttiva europea che ha generato un recepimento tormentato. O del codice penale militare, che stabilisce che non si possono precludere avanzamenti di carriera nelle forze armate in virtù dell’orientamento sessuale dell’interessato. Poi, oltre che legale l’orientamento sessuale è anche una definizione clinica, come ben insegna l’OMS.

Ecco l’ignoranza.

Ma vi è, come dicevo, anche la stupidità. Stupido è infatti considerare la categoria dell’orientamento sessuale come comprensiva anche di cose che con esso non c’entrano niente, come la pedofilia, la zoofilia, le necrofilia eccetera. Sì, perché già una volta il legislatore c’era cascato: il 12 ottobre 2009, quando votando un precedente d.d.l. in materia aveva approvato una pregiudiziale che qualificava l’orientamento sessuale come inclusivo di quelle cose. Come scrive Andrea Pugiotto, acuto docente a Ferrara:

Per il legislatore non c’è soluzione di continuità tra inclinazioni patologiche o addirittura penalmente illecite e una “variante del comportamento sessuale umano” (come l’OMS qualifica l’omosessualità), “condizione dell’uomo degna di tutela” (come la qualifica la Cassazione civile). Per il nostro Legislatore l’omosessuale resta una persona malata imprigionata in un corpo deviante, quando non criminale.

Chi ci governa, quindi, ritiene che una buona parte della popolazione, gli omosessuali, non siano persone, ma criminali in potenza e malati. E gravi, pure.

La falsità di questa premessa è evidente a chiunque. Soprattutto, è bene sottolineare che non c’è niente nella Costituzione che vieti l’adozione di una legge che tuteli la persona dall’insulto, dalla minaccia, dalla violenza a motivo del suo essere omosessuale, bisessuale o transessuale.

Lo stesso valga per l’altra pregiudiziale, quella legata al principio di uguaglianza. Si dice, al riguardo, che proteggendo gli omosessuali e i transessuali si esalterebbe una loro caratteristica a scapito di coloro che non ce l’hanno. Sarebbe quindi una discriminazione nei confronti degli eterosessuali. Ironia della sorte. Una barzelletta, insomma: se ti picchiano, devi essere tutelato come tutti. Vero. Ma assimilare la tutela di gay e lesbiche con quella di tutti i cittadini è un errore logico, prima ancora che politico, perché non mette in evidenza il carattere omofobico della violenza, e quindi la vera ragione per la quale la violenza viene perpetrata. Io ti picchio solamente perché tu sei gay o lesbica. O perchè penso tu non meriti altro che botte, come alcuni pensano, perché in quanto gay o lesbica sei un essere inferiore.

Chi non vede questo aspetto è un omofobo in potenza: perché ignora il cuore del problema e rifiuta di vedere il processo di isolamento e vittimizzazione che ogni singolo episodio di violenza comporta nei confronti di omosessuali e transessuali.

Detto altrimenti, non si tutelano le minoranze per rispetto delle maggioranze. Che bei democratici che sono questi nostri amici deputati, vero?

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